{"id":260,"date":"2022-03-30T07:19:00","date_gmt":"2022-03-30T05:19:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cmsksyn.com\/evus_bilingue\/it\/?p=260"},"modified":"2022-03-30T15:36:59","modified_gmt":"2022-03-30T13:36:59","slug":"da-hathor-ad-isis-iconografia-di-una-dea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/rivelazioni\/asherah\/da-hathor-ad-isis-iconografia-di-una-dea\/","title":{"rendered":"Iside dai molti nomi"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;<em>Tu, una quae es omnia, dea Isis<\/em>&#8220;. Questa invocazione\u00a0alla\u00a0dea\u00a0Iside, databile al III secolo e rinvenuta a Capua, attesta la diffusione del culto isiaco in Occidente durante l&#8217;et\u00e0 imperiale.<br \/>\nL&#8217;epigrafe, riferendosi ad un&#8217;unica\u00a0dea venerata\u00a0per i suoi\u00a0molteplici aspetti,\u00a0ci fa capire perch\u00e9\u00a0i suoi attributi e le sue prerogative risultano spesso\u00a0simili a quelli di altre divinit\u00e0 femminili di area mediterranea, come\u00a0Cibele,\u00a0Astarte, Aphrodite,\u00a0Demetra, Hecate,\u00a0Athena e Fortuna.<br \/>\nSe \u00e8 vero che in Siria e in Fenicia i tratti della dea Iside finirono per confondersi con quelli di Astarte (raffigurata spesso nuda, con ricco diadema e collane al collo), \u00e8 altrettanto vero che nel mondo ellenistico i suoi caratteri universali resero possibile l&#8217; assimilazione di Iside alla greca Demetra (cfr. Erodoto, <em>Le Storie<\/em>, I, 24 e ss.).<\/p>\n<figure style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/IMG_0438-scaled-e1619607210403.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">bronzetti raffiguranti la dea Hathor\/Iside mentre allatta il figlio Horus<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nelle <a href=\"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/news\/ritratto\/humanitas-e-magia\/\"><em>Metamorfosi<\/em> di Apuleio <\/a>troviamo un&#8217; interessante descrizione della dea egizia,\u00a0utile \u00a0a\u00a0comprendere meglio questo\u00a0suo carattere poliedrico e universale.<br \/>\nEcco qui di seguito le bellissime parole che l&#8217;autore latino, vissuto nel II secolo, fa pronunciare ad Iside,\u00a0apparsa\u00a0in sogno al protagonista Lucio:<\/p>\n<p>&#8220;<em>Eccomi, sono qui Lucio, commossa dalle tue preghiere, io madre della natura, signora di tutti gli elementi, progenie iniziale di tutte le et\u00e0, la pi\u00f9 potente tra i numi, regina dei Mani, signora dei celesti, immagine unificante di tutti gli dei e le dee; io, che con la mia volont\u00e0 governo le luminose altezze del cielo, le salubri brezze del mare, i desolati silenzi degli inferi; io, il cui unico nume \u00e8 venerato nel mondo intero sotto diverse forme, con rito vario e con diversi nomi. Da una parte i Frigi, i pi\u00f9 antichi abitatori, mi chiamano Pessinunzia madre degli dei; gli Ateniesi autoctoni Minerva Cecropia, i Ciprioti circondati dal mare, Venere Pafia; i Cretesi arcieri, Diana Dictinna; i Siculi trilingui, Proserpina Stigia; gli antichi abitatori di Eleusi, Cerere Attica; altri Giunone, altri Bellona, alcuni Ecate ed altri ancora Ramnusia; ma quelli che sono illuminati dai primi raggi del sole che nasce\u00a0 e da quelli morenti del sole che tramonta, ossia entrambe le razze degli Etiopi, e gli Egizi famosi per la loro antica sapienza, venerandomi con riti appropriati mi chiamano con il mio vero nome di Iside regina<\/em>&#8220;.<\/p>\n<figure style=\"width: 450px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_20190130_154039.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"600\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Iside. Museo archeologico di Napoli<\/figcaption><\/figure>\n<p>Invocata con diversi nomi, rappresentata con\u00a0attributi e simboli\u00a0differenti da luogo a\u00a0luogo, la dea fu venerata sia in Oriente che in Occidente, a partire\u00a0\u00a0dalle regioni del delta del Nilo, dove il suo culto \u00e8 gi\u00e0 attestato verso la met\u00e0 del II millennio a. C., per poi approdare nell&#8217;isola di Delfo ed essere infine accolta, intorno al I secolo, nella Roma di et\u00e0 imperiale.<br \/>\nDa Roma\u00a0il culto isiaco\u00a0continu\u00f2 a diffondersi, penetrando lungo le principali vie di comunicazione della penisola italica. Genti\u00a0tradizionalmente diverse fra loro non ebbero difficolt\u00e0 ad inserire l&#8217;antica dea egizia nel proprio <em>pantheon<\/em> tradizionale, arrivando persino ad ospitarla in templi gi\u00e0 intitolati ad altre divinit\u00e0, e riconoscendo in lei,\u00a0madre di Horus\u00a0e sposa di Osiride, non solo il carattere universale di dea\u00a0della fertilit\u00e0 e della rinascita (caratteristiche tipiche di molte dee madri\u00a0di area mediterranea), ma anche nuove competenze e sfere d&#8217;azione che in precedenza erano appartenute a preesistenti divinit\u00e0\u00a0locali.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/news\/blow-up\/dea-madre-per-lumanita\/\">Iside<\/a><\/strong>\u00a0fu venerata da popoli di diversa appartenenza etnica e di diverso rango sociale, anche grazie alle sue prerogative divine e salvifiche di garante della\u00a0vita ultraterrena.\u00a0Chiamata &#8220;<em>Iside dai molti nomi<\/em>&#8220;, invocata\u00a0come sovrana del cielo e della terra, regina dei fiumi, dei mari e dei venti, nell&#8217;antico Egitto la dea era anche considerata madre del faraone vivente e sposa di quello defunto, poich\u00e9 era stata capace di far tornare in vita il dio Osiride dopo averne ritrovato e ricomposto le membra disperse.<br \/>\nE proprio in virt\u00f9 di\u00a0questo suo potere taumaturgico e salvifico, la dea divenne genitrice e protettrice di tutti gli uomini, signora della medicina e portatrice di compassione e speranza per l\u2019umanit\u00e0 intera.<\/p>\n<p>Nell\u2019Egitto di et\u00e0 tarda e in epoca tolemaica, l&#8217;antica divinit\u00e0 fin\u00ec per identificarsi con Afrodite: nuda o semivestita, cominci\u00f2 ad essere raffigurata con il tradizionale <em>basileion<\/em> sul capo, oppure con i capelli sciolti e raccolti in boccoli digradanti,\u00a0in un&#8217;elegante acconciatura detta &#8220;alla libica&#8221;.<br \/>\nIn altre raffigurazioni la dea presentava\u00a0il capo velato, simbolo forse dell&#8217;oscurit\u00e0 che prelude la rinascita della luce.<br \/>\nAltre volte aveva un modio sul capo (\u00a0il modio, o moggio, era un&#8217;unit\u00e0 di misura per i cereali nell&#8217;antica Roma),\u00a0un timone nella mano destra, simbolo del dominio sul fato, e una\u00a0cornucopia nella sinistra, simbolo di fertilit\u00e0 e abbondanza. Cos\u00ec la dea \u00e8 rappresentata, ad esempio, in un affresco proveniente da Pompei, conservato nel museo archeologico di Napoli.\u00a0L&#8217; iconografia di Iside con la cornucopia in mano torna anche in\u00a0quella della dea\u00a0Fortuna (corrispondente alla greca Tyche).<a><br \/>\n<\/a><\/p>\n<figure id=\"attachment_5506\" aria-describedby=\"caption-attachment-5506\" style=\"width: 450px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/IMG_20190130_163516.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-5506\" src=\"https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/IMG_20190130_163516-225x300.jpg\" alt=\"Particolare di affresco pompeiano, conservato al museo archeologico di Napoli, in cui la dea tiene con la destra il timone e con la sinistra la cornucopia\" width=\"450\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/IMG_20190130_163516-225x300.jpg 225w, https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/IMG_20190130_163516-600x800.jpg 600w, https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/IMG_20190130_163516-768x1024.jpg 768w, https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/IMG_20190130_163516-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5506\" class=\"wp-caption-text\">Particolare di affresco pompeiano, conservato al museo archeologico di Napoli, in cui la dea tiene con la destra il timone e con la sinistra la cornucopia<\/figcaption><\/figure>\n<p>Spesso Iside vestiva una lunga tunica\u00a0nera\u00a0con\u00a0mantello annodato sul petto (il caratteristico nodo isiaco) e poteva avere il capo ornato\u00a0da un ureo (cobra impennato) o da un disco solare piumato.<br \/>\nIside fece propri anche alcuni\u00a0caratteri di Artemide, venendo a volte raffigurata con faretra a tracolla.<br \/>\nUn altro esempio di sincretismo religioso si pu\u00f2 riscontrare nella rappresentazione della dea egizia con il crescente sul capo, sormontato da due spighe di grano. Spighe che prendono il posto del <em>basileion, <\/em>la corona sacra dell&#8217;antica Iside in cui le tradizionali piume e corna bovine racchiudevano al proprio interno il\u00a0disco solare.<br \/>\nSpesso\u00a0le statue di Iside presentano\u00a0come attributi il\u00a0sistro che la dea tiene con la\u00a0mano destra e la\u00a0situla che tiene\u00a0nella\u00a0sinistra.<br \/>\nIl <a href=\"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/news\/blow-up\/in-italia-sulle-tracce-di-iside\/\"><strong>sistro<\/strong> <\/a> era uno strumento musicale in grado di disperdere le influenze negative e di attrarre quelle positive tramite le sue magiche vibrazioni.<br \/>\nNon a caso il famoso tempio egiziano di Dendera, chiamato anche \u201ctempio del sistro\u201d, era stato progettato architettonicamente come un grande strumento musicale in pietra, in grado di fondere le armonie del cosmo e rallegrare la terra.<\/p>\n<p>Dea dell\u2019amore, alla stessa stregua di Hathor (il nome di quest&#8217;ultima significa letteralmente \u201cdimora di Horus\u201d rappresentando simbolicamente il grembo materno da cui era stato generato il dio fanciullo Horus), Iside possedeva anche\u00a0caratteristiche agresti ed era\u00a0invocata come protettrice dell\u2019agricoltura, oltre che delle lettere e delle arti.<\/p>\n<p>Iside veniva identificata\u00a0anche con Sothis (cos\u00ec gli Egizi chiamavano Sirio), raffigurata mentre siede sul cane, velata e ammantata, a rappresentare la stella pi\u00f9 brillante fra tutti gli astri.<br \/>\nGli egizi sapevano che quando a maggio Sirio spariva nel cielo, per un periodo di settanta giorni, tornava poi a risorgere all\u2019orizzonte in concomitanza con l&#8217;attesa data della piena annuale del Nilo, corrispondente al 18 luglio del calendario Giuliano.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5502\" aria-describedby=\"caption-attachment-5502\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_20190130_164905.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-5502\" src=\"https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_20190130_164939-300x225.jpg\" alt=\"Sistri esposti al museo archeologico di Napoli\" width=\"800\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_20190130_164939-300x225.jpg 300w, https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_20190130_164939-600x450.jpg 600w, https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_20190130_164939-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5502\" class=\"wp-caption-text\">Sistri esposti al museo archeologico di Napoli<\/figcaption><\/figure>\n<p>A partire dal Nuovo Regno troviamo la dea madre egizia, signora dei cieli e della terra, raffigurata anche con sua sorella Netti a bordo della\u00a0barca solare con cui il dio Rah attraversava il cielo.<\/p>\n<p>Alla luce di tutto ci\u00f2 si pu\u00f2 comprendere perch\u00e9\u00a0\u00a0il <strong><a href=\"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/news\/reportage\/in-italia-sulle-tracce-di-iside\/\"> culto isiaco<\/a><\/strong> continu\u00f2 ad essere praticato in varie regioni d&#8217;Italia, addirittura fino al IV e V secolo d. C, ovvero in un&#8217; et\u00e0 in cui\u00a0il nuovo credo cristiano si era gi\u00e0 ampiamente\u00a0diffuso e radicato un po&#8217; ovunque.<br \/>\nPer le sue caratteristiche universali e salvifiche di madre divina, che con amore allatta e protegge il dio bambino Horus, Iside fu ritenuta anche madre e\u00a0protettrice di tutti gli uomini, venerata sia\u00a0nella sfera privata che in quella pubblica.<br \/>\nFu la nuova\u00a0figura\u00a0di\u00a0Maria a soppiantare\u00a0il culto di Iside senza troppe difficolt\u00e0. L&#8217;attecchimento e la diffusione del culto mariano fu infatti facilitato proprio\u00a0dalle caratteristiche simili delle due figure, entrambe spose del dio padre, entrambe madri del bambino divino\u00a0e\u00a0potenti regine dalle virt\u00f9 taumaturgiche, entrambe compassionevoli salvatrici dell&#8217;umanit\u00e0.<br \/>\nTale fenomeno di sincretismo religioso \u00e8 particolarmente evidente,\u00a0ad esempio,\u00a0nel soggetto iconografico della cosiddetta <em>Isis lactans<\/em>, dove la dea egizia \u00e8 raffigurata assisa in trono con un seno scoperto nell&#8217;atto di allattare il dio bambino che tiene in grembo. Il\u00a0motivo della dea madre che nutre il proprio figlio divino, molto diffuso in rilievi, bronzetti e affreschi sia in Oriente che in Occidente, fu assorbito e sostituito in seguito dalla diffusissima rappresentazione cristiana della &#8220;<a href=\"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/news\/grandangolo\/sante-galattofore-di-febbraio\/\">Madonna del Latte<\/a>&#8220;, soggetto che tanta fortuna ebbe nell\u2019arte figurativa del medioevo e del rinascimento.<br \/>\nDa ultimo vorrei ricordare Iside nella sua veste di Isis Faria, che ebbe un ruolo importante soprattutto per i naviganti e i commercianti. Ogni primavera, nelle principali citt\u00e0 marittime del Mediterraneo, venivano organizzati festeggiamenti in onore della dea, e il 5 di marzo si celebrava un rito propiziatorio, chiamato <em>Isidis Navigium<\/em>, consistente nello spingere in mare un&#8217;imbarcazione riccamente decorata e seguita da altre imbarcazioni minori, poi lasciata andare simbolicamente alla deriva. Anche tale festa in onore di Iside continu\u00f2 ad essere celebrata per lungo tempo, nonostante l&#8217;affermazione del nuovo credo cristiano, come attestano alcuni autori del IV e V secolo.<\/p>\n<div dir=\"ltr\"><strong>Antonella Bazzoli<\/strong> &#8211; 21 agosto 2008<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Tu, una quae es omnia, dea Isis&#8220;. 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