{"id":286,"date":"2011-04-18T09:42:14","date_gmt":"2011-04-18T08:42:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cmsksyn.com\/evus_bilingue\/it\/?p=286"},"modified":"2021-05-19T13:34:04","modified_gmt":"2021-05-19T11:34:04","slug":"romanico-pugliese-labbazia-di-cerrate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/news\/reportage\/romanico-pugliese-labbazia-di-cerrate\/","title":{"rendered":"Romanico pugliese. L&#8217;abbazia di Cerrate"},"content":{"rendered":"<p>Nel cuore del Salento, a pochi chilometri a nord di Lecce, \u00e8 conservato un gioiello di arte medievale, quasi nascosto nella verde campagna pugliese.<br \/>\nSi tratta di un\u2019antica abbazia, Santa Maria delle Cerrate, che si raggiunge facilmente lungo la strada cheva\u00a0 da Squinzano a Torre Rinalda. L&#8217;abbazia, che si trova a circa 4 km dal mare e leggermente in altura, ebbe vita fiorente fino al sedicesimo secolo, poi venne quasi dimenticata, trascurata ed impropriamente utilizzata per conservare i raccolti.<br \/>\nGrazie ad un recente restauro \u00e8 finalmente possibile visitarla e apprezzarne tutta la sua bellezza.<br \/>\nIl nome \u201c Cerrate\u201d, che identifica l\u2019abbazia dedicata alla Vergine e che in passato \u00e8 stato declinato in modi diversi (\u201cCervate\u201d, \u201cde Cerate\u201d, \u201cde Caritate\u201d e \u201cde Cherate\u201d), ha fatto nascere varie ipotesi sul suo significato.<br \/>\nSecondo alcuni il termine \u201cCerrate\u201d deriverebbe da \u201ccerro\u201d, pianta di cui la zona \u00e8 ricca. Secondo altri , invece, il termine sarebbe legato alla virt\u00f9 della carit\u00e0 che caratterizzava i monaci basiliani, alcuni dei quali avevano trovato rifugio in questo luogo in seguito alle persecuzioni iconoclaste dell\u2019Oriente cristiano.<br \/>\nUn\u2019altra spiegazione che mi trova pi\u00f9 concorde potrebbe essere quella di \u201cCervate\u201d da \u201ccervo\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1162\" aria-describedby=\"caption-attachment-1162\" style=\"width: 448px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1162 size-full\" style=\"margin-left: 10px; margin-right: 10px;\" title=\"sant' Eustachio e il cervo\" src=\"https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/visione_sant_eustachio.jpg\" alt=\"\" width=\"448\" height=\"314\" srcset=\"https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/visione_sant_eustachio.jpg 448w, https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/visione_sant_eustachio-300x210.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 448px) 100vw, 448px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1162\" class=\"wp-caption-text\">Santa Maria di Cerrate. La visione di sant&#8217; Eustachio<\/figcaption><\/figure>\n<p>Quale prova di questa affermazione vorrei ricordare che all\u2019interno della basilica vi era un affresco, oggi staccato e conservato nel museo annesso, che ha per soggetto \u201cIl miracolo di sant\u2019Eustachio\u201d in cui il santo \u00e8 raffigurato, secondo un\u2019iconografia ben nota, mentre ha la visione di una cerva che reca un crocifisso tra le corna.<br \/>\nAnche la leggenda della fondazione della basilica, tramandata da un religioso del 1600, Luigi Tasselli, ci riconduce ad una cerva. La tradizione infatti racconta di una battuta di caccia nella campagna salentina che vede protagonista il re Tancredi, figlio naturale del normanno re Ruggero.<br \/>\nProprio come sant\u2019 Eustachio, il giovane re si trov\u00f2 di fronte una dolce cerva e si mise a seguirla. La segu\u00ec fin dentro la sua tana e fu qui che Tancredi trov\u00f2 un\u2019immagine della Vergine. Per questo il re decise di far costruire in quel luogo un\u2019abbazia dedicata alla Madonna che affid\u00f2 ai monaci basiliani e che col passare degli anni divenne il nucleo centrale di un ricco monastero dotato di tutte le strutture necessarie alla vita ed alle attivit\u00e0 dei monaci.<br \/>\nRisulta per\u00f2 difficile trovare giustificazione storica alla leggenda per un\u2019 incongruenza cronologica.<br \/>\nTancredi infatti divenne conte di Lecce nel 1149, mentre la fondazione della chiesa viene fatta risalire, dai rari documenti che possediamo, al primo trentennio del XII secolo. Mi riferisco ad un attestato di donazione di un terreno confinante all\u2019abbazia che ne conferma la presenza gi\u00e0 nel 1133 e a un documento del 1154 redatto da un abate di Cerrate di nome Paolo.<br \/>\nAnche l\u2019indagine archeologica condotta davanti alla facciata della chiesa confermerebbe tale datazione in quanto, pur avendo portato alla luce reperti databili in generale al periodo post medievale, ha ritrovato, di particolare interesse, una sepoltura a sarcofago rettangolare in pietra calcarea che, in quanto simile per tipologia ad altre tombe presenti nel Salento, \u00e8 databile al basso medioevo. Per quanto riguarda invece la datazione relativa alla fine della fase fortunata dell\u2019abbazia, \u00e8 significativo il ritrovamento di un bagattino veneziano coniato agli inizi del 1500.<br \/>\nLa chiesa \u00e8 di chiaro stile romanico con una facciata dall\u2019 aspetto davvero desueto per la presenza sul fianco sinistro di un portico duecentesco che la rende eccentrica. Dalla facciata \u00e8 gi\u00e0 possibile immaginare la planimetria interna della chiesa, longitudinale e spartita in tre navate, grazie alla copertura a doppio spiovente e grazie al portale centrale che si accompagna a due monofore corrispondenti alle navate laterali. In alto c\u2019\u00e8 un piccolo rosone e una decorazione ad archetti pensili e sottili lesene. Interessante \u00e8 il protiro che accoglie nell\u2019archivolto una serie di sculture con scene che raccontano alcuni episodi dell\u2019infanzia di Cristo, dall\u2019Annunciazione alla Nascita, mentre altre figure decorano fittamente la cornice esterna dell\u2019arco secondo un gusto stilistico ampiamente documentato nelle basiliche francesi e tedesche sorte lungo le vie di pellegrinaggio. Un altro pregevole esempio di scultura \u00e8 rappresentato dalle 24 colonnine del portico laterale, ornate di capitelli diversi tra loro che ci riportano alla fantasia propria dell&#8217;immaginario romanico.\u00a0 L\u2019interno doveva recare in origine una ricchezza di affreschi, alcuni dei quali sono rimasti in situ, altri staccati e conservati nel museo annesso, di recente costituzione. Sono ancora visibili, lungo la parete absidale, le figure di cinque santi che recano in mano un libro, mentre nel catino absidale vi \u00e8 una scena di ascensione. Dei dipinti rimasti lungo le pareti perimetrali della chiesa, non tutti risultano comprensibili perch\u00e9, a causa di un lungo abbandono, il muro est della chiesa cedette e venne ricostruito con lo stesso materiale crollato, cos\u00ec che gli affreschi in parte andarono persi ed in parte vennero sistemati in frammenti disordinati dalle maestranze inconsapevoli delle tecniche ricostruttive e conservative. Sarebbero stati invece di grande interesse per gli studiosi dal momento che dovevano essere frutto di una sintesi tra due repertori iconografici, quello derivante dalla tradizione religiosa occidentale con quello della tradizione greca ed orientale.<br \/>\nGli edifici conventuali sopravvissuti alla distruzione sono stati in parte restaurati ed attualmente sono visitabili in quanto, oltre a conservare al loro interno alcuni affreschi staccati dalla chiesa, conservano un repertorio lapideo, espressione del Romanico pugliese, ed un museo di tradizioni contadine.<\/p>\n<p><strong>Anna Pia Giansanti &#8211;<\/strong> luglio 2010<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Bibliografia <\/strong><\/p>\n<p>L. Carducci, Storia del Salento, Galatina 1993<br \/>\nMessito, Frisenna, Squinzano di tutto un po\u2019, Trepuzzi 1999<br \/>\nNotizie di scavo in Rivista di Archeologia medievale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel cuore del Salento, a pochi chilometri a nord di Lecce, \u00e8 conservato un gioiello di arte medievale, quasi nascosto<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":7813,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_layout":"default_layout","footnotes":""},"categories":[7],"tags":[516,1401,194,513,191,1402],"class_list":["post-286","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-reportage","tag-arte-romanica","tag-cerrate","tag-lecce","tag-puglia","tag-santeustachio","tag-tancredi"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/286","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=286"}],"version-history":[{"count":20,"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/286\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7814,"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/286\/revisions\/7814"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7813"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=286"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=286"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=286"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}