{"id":3627,"date":"2018-04-27T11:02:36","date_gmt":"2018-04-27T09:02:36","guid":{"rendered":"https:\/\/evus.it\/it\/?p=3627"},"modified":"2021-05-18T15:29:49","modified_gmt":"2021-05-18T13:29:49","slug":"labbazia-di-san-vincenzo-al-furlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/news\/reportage\/labbazia-di-san-vincenzo-al-furlo\/","title":{"rendered":"L&#8217;Abbazia di San Vincenzo al Furlo"},"content":{"rendered":"<p>Lungo la Flaminia, l\u2019antica via consolare romana che collegava Roma ad Ariminum, nei pressi della cittadina di Acqualagna, nel 76 d.C. venne fatto realizzare da Vespasiano un traforo che fu chiamato \u201cpetra pertusa\u201d o \u201cforulum\u201d, termine da cui deriv\u00f2 il nome attuale di Furlo. La nuova galleria sorse accanto ad un piccolo tunnel precedente, forse di epoca etrusca, che era diventato insufficiente per il passaggio degli imponenti eserciti romani e dei carri con cui numerosi coloni attraversavano quel territorio impervio, ma rigoglioso di vegetazione.<\/p>\n<p>All\u2019incirca a met\u00e0 strada tra il centro di Acqualagna e la galleria del Furlo, sulla riva sinistra del fiume Candigliano, venne edificata un\u2019abbazia, un gioiello di architettura medievale, l\u2019Abbazia di San Vincenzo al Furlo. Fu costruita sui resti di un tempio pagano, appartenente alla distrutta citt\u00e0 romana di Pitinum Mergens, nel VI secolo, e\u00a0 accolse le spoglie di San Vincenzo, vescovo di Bevagna,\u00a0 portate in salvo dagli abitanti della citt\u00e0 umbra che era stata distrutta dai Longobardi. L\u2019abbazia in breve tempo divent\u00f2 ricca grazie alle offerte in denaro che i viandanti facevano per ringraziare Dio dell\u2019 essere usciti indenni\u00a0 dall\u2019attraversamento del Furlo. Fin dai primi secoli dell\u2019era cristiana, infatti, quella gola era diventata famosa per i ladri e i briganti che vi si nascondevano. Questi annegavano nel fiume sottostante i malcapitati costretti a passare da l\u00ec, dopo averli spogliati di ogni loro avere.\u00a0 Per questo sembra che, fin dal III sec. d.C.,\u00a0 l\u2019Imperatore Marco Giulio Filippo, detto l\u2019Arabo, fu costretto a porre un presidio di 20 soldati a protezione dei viandanti.<\/p>\n<p>Il nome dell&#8217;abbazia si ritrova poi in un documento del 970, allorch\u00e9 Deodorico, vescovo di Metz e cugino dell\u2019Imperatore Ottone I, approfittando delle difficolt\u00e0 economiche in cui il cenobio, pur essendo florido di monaci, sembra versasse in quegli anni, riusc\u00ec ad ottenere, dietro lauto compenso, le reliquie del Santo e le port\u00f2 con s\u00e9 in Francia, dove molti secoli pi\u00f9 tardi sarebbero andate disperse durante la Rivoluzione francese. Forse anche grazie alla cospicua somma ottenuta, l\u2019abbazia rifior\u00ec tanto che nel corso del Mille raggiunse l\u2019apice del suo splendore, esercitando il suo potere su un territorio di oltre 50 kmq. Fu quello il periodo in cui vi dimorarono San Romualdo e, successivamente, San Pier Damiani che negli anni 1042-1043 scrisse proprio in questo luogo la \u201cVita Beati Romualdi\u201d. Quando poi quest\u2019ultimo venne nominato abate del monastero, dette ai benedettini regole pi\u00f9 rigorose di quelle che aveva gi\u00e0 dato Romualdo. Questo allo scopo di riportare ordine e nuovo slancio religioso tra i monaci che si erano lasciati andare ad una vita di rilassatezza non consona alla loro fede ed alla loro regola.<\/p>\n<p>Nel 1246 il complesso monastico venne in gran parte danneggiato a causa di un incendio appiccato\u00a0 dai Cagliesi: la citt\u00e0 di Cagli era venuta in contrasto coi monaci in quanto voleva avocare a s\u00e9 la giurisdizione di un buon numero di Castelli del territorio circostante. Nel 1271 l\u2019abbazia con l\u2019annesso monastero venne ricostruita, come attesta un\u2019 iscrizione posta sull\u2019architrave del portale di ingresso che cos\u00ec recita:<\/p>\n<p>A.-D. MCCLXXI. ECCLESIA VACANTE. ET IMPERIO. NULLO, EXISTENTE. BONAVENTURA ABB(BA)S S. VINCENTII. H(OC) OPUS FIERI FECIT. L\u2019iscrizione riferisce la data della ricostruzione e ricorda che questa venne fatta per volont\u00e0 dell\u2019abate Bonaventura quando la sede pontificia era vacante ed anche il trono imperiale.<\/p>\n<p>Dopo altre drammatiche vicissitudini accadute durante lo scisma che, dal 1378 al 1417, lacer\u00f2 la Chiesa occidentale, l\u2019Abbazia venne, nel 1439, annessa al Capitolo di Urbino con tutti i beni che possedeva e da quel momento cominci\u00f2 il suo degrado e l\u2019abbandono da parte dei monaci.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019abbazia si presenta agli occhi del visitatore in tutta la sua maestosa semplicit\u00e0. Un\u2019ampia facciata a capanna, con al centro una monofora quattrocentesca, accoglie un bel portale ad arco a tutto sesto. La lunetta era affrescata e l\u2019architrave, decorato con motivi fitomorfi, \u00e8 sovrastato da un epistilio pertinente al tempio pagano. La piana superficie della facciata, sulla quale si intravede solo qualche erratico inserimento decorativo, si spiega col fatto che agli ordini minori venivano rivolte precise norme che ponevano limiti alle decorazioni scultoree delle chiese, allo scopo di evitare lo sfarzo che cominciava ad apparire in alcuni luoghi di culto.<\/p>\n<p>La chiesa era orientata lungo l\u2019asse canonico est-ovest per consentire la preghiera rivolta ad Oriente, sulla sua destra sorgeva il convento con l\u2019annesso chiostro. Tutto il complesso fu costruito con la pietra locale, la pietra corniola del Furlo. L\u2019interno doveva essere diviso in tre navate, tutte concluse con un\u2019abside. Attualmente ne resta solo una, la cui prima campata \u00e8 coperta da un soffitto\u00a0 a capriate , mentre la seconda e la terza da volte a crociera.\u00a0 Il presbiterio, illuminato da una monofora archiacuta, \u00e8 fortemente rialzato ed \u00e8 raggiungibile per mezzo di una scala centrale di 15 scalini. Era adorno lungo le pareti di affreschi quattrocenteschi di scuola umbro-marchigiana, alcuni dei quali ancora ben leggibili. Entro riquadri definiti da cornici, troviamo ripetuta per due volte una Madonna con Bambino, San Vincenzo ed altri Santi tra i quali riconosciamo\u00a0 San Sebastiano, San Gregorio e San Rocco. Certamente il dipinto pi\u00f9 antico, di un anonimo pittore, \u00e8 una Madonna del latte, frontale, ieratica, col capo coronato, che sembra affacciarsi al centro di due tende scostate, quasi fosse il boccascena di un teatro. Il pavimento \u00e8 costituito da spesse lastre di pietra di epoca romana e paleocristiana. A destra del presbiterio, forse sopravvissuta all\u2019incendio del 1246, resta un\u2019abside pi\u00f9 piccola, preceduta da un vano raccolto, forse adibito a sacrestia. Alla cripta, la parte pi\u00f9 antica della chiesa, si scende attraverso due aperture poste ai lati della scala che porta al presbiterio: I\u2019arco a sinistra, a tutto sesto, \u00e8 romanico, quello di destra, ogivale, \u00e8 gotico. La cripta \u00e8 sostenuta da sei colonne a fusto liscio\u00a0 i cui capitelli sono decorati con motivi fitomorfi o tratti dai bestiari bizantini, ma scolpiti a bassorilievo e in modo stilizzato. Al centro un altare-sarcofago\u00a0 che al suo interno accolse le reliquie di San Vincenzo. Attualmente appare aperto sul davanti e la lastra di marmo che lo copriva, sostituita da un altro piano del XVI secolo, ora giace in terra, di fronte all\u2019altare, insieme ad altri reperti lapidei ed iscrizioni risalenti all\u2019epoca romana.<\/p>\n<p>di <strong>Anna Pia Giansanti <\/strong>&#8211; 15 maggio 2014<\/p>\n<p><strong>Bbliografia<\/strong><\/p>\n<p>Marta Cangi, L\u2019abbazia di S.Vincenzo in Petra Pertusa al Furlo. Cagli 2003<\/p>\n<p>C. Cerioni e T. di Carpegna Falconieri, I conventi degli ordini mendicanti nel Montefeltro medievale. Firenze 2012<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lungo la Flaminia, l\u2019antica via consolare romana che collegava Roma ad Ariminum, nei pressi della cittadina di Acqualagna, nel 76<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":7686,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_layout":"default_layout","footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-3627","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-reportage"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3627","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3627"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3627\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7687,"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3627\/revisions\/7687"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7686"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3627"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3627"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3627"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}