{"id":4684,"date":"2010-05-08T00:02:00","date_gmt":"2010-05-07T22:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/evus.it\/it\/?p=4684"},"modified":"2021-05-17T18:56:01","modified_gmt":"2021-05-17T16:56:01","slug":"storie-perdute-storie-svelate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/evus.it\/it\/index.php\/news\/zoom\/storie-perdute-storie-svelate\/","title":{"rendered":"Una questione di metodo&#8230;"},"content":{"rendered":"\n<p>E<em>vus. La storia svelata. <\/em>Mi piace l&#8217;etimologia del verbo s<em>velare<\/em>. Esso indica l&#8217;azione contraria di coprire con un velo e quindi assume il significato di palesare qualcosa o qualcuno, cio\u00e8 di liberare l&#8217;oggetto dal velo che lo nascondeva.<br><em>Rivelare<\/em> ha un significato simile, derivando dall&#8217;unione di &#8220;<em>re&#8221;<\/em> &#8211; che sta per tirare indietro &#8211; e di &#8220;<em>velare&#8221; <\/em>&#8211; che significa togliere il velo. <em>Svelare<\/em> un oggetto equivale dunque a tirare indietro da esso quella cortina che era servita a coprirlo, a celarlo.<br>E&#8217; bello sapere che molti veli possono essere rimossi, rivelando aspetti finora rimasti celati , e che storie restate nascoste nel buio possono improvvisamente tornare a parlare di s\u00e9. <\/p>\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/nodo-salomone.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4698\" src=\"https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/nodo-salomone-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/nodo-salomone-300x225.jpg 300w, https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/nodo-salomone-600x450.jpg 600w, https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/nodo-salomone-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/evus.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/nodo-salomone.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Sono molte le &#8220;storie&#8221; del nostro passato che non si trovano nei libri di storia, alcune perch\u00e8 scomode e volutamente ignorate, altre perch\u00e8 abilmente mistificate.<br \/>Quanti eventi passati sono finiti per essere dimenticati, e quanti personaggi importanti sono stati incompresi o male interpretati.<br \/>E quante lacune tra <em>damnatio<\/em><em> memoriae,<\/em> fonti distrutte o celate, testimonianze perdute, fatti e personaggi\u00a0strumentalizzati.<br \/>Per fortuna sono tante anche le &#8220;storie&#8221; le cui tracce sembravano perdute, e che invece un giorno riemergono in superficie. A volte sembra quasi che vivanro di vita propria e chiedano di farsi trovare, di essere comprese e raccontate.<br \/>Cos\u00ec accade ogni tanto, magicamente, che una storia perduta riaffiori dall&#8217;oblio del passato. Che siano antichi reperti che a un tratto riemergono da una tomba ipogea, che siano segni lasciati sulla pietra il cui significato criptato all&#8217;improvviso si mostra e si lascia decodificare&#8230; in ogni caso si tratta di &#8220;storie&#8221; che tornano in vita, come se il tempo non fosse pi\u00f9 lineare, ma circolare.<\/p>\n<p>Chi come me si dedica all&#8217;indagine storica, si chiede tuttavia continuamente quale sia il metodo migliore per far riemergere le storie perdute del nostro passato. Con quale approccio si pu\u00f2 arrivare a svelare ci\u00f2 che per tanto tempo \u00e8 rimasto velato?<br \/>In primo luogo, io credo, attraverso un metodo rigorosamente &#8220;scientifico&#8221;, basato dunque sull&#8217;analisi delle fonti e dei documenti pi\u00f9 antichi, un metodo che si avvalga di continue verifiche di quanto asserito e ipotizzato, attraverso confronti, prove, riscontri&#8230;<br \/>Esistono tuttavia intuizioni ed ipotesi che non sempre possono essere &#8220;dimostrati&#8221;, allora sar\u00e0 necessario &#8220;mostrare&#8221; quanto emerso, specificando che nello specifico caso non si pu\u00f2 procedere con un&#8217;indagine di tipo scientifico. Si potr\u00e0 tuttavia procedere utilizzando strumenti d&#8217;indagine alternativi, strumenti comunque utili ad illuminare le zone d&#8217; ombra del nostro oggetto di studio.<br \/>Nei miti, ad esempio,\u00a0 possiamo studiare gli archetipi, che restano sempre uguali a se stessi. Attraverso l&#8217;analisi dell&#8217;archetipo potremmo infatti accedere a quel nucleo di verit\u00e0 che, con l&#8217;aiuto della mente intuitiva, ci consentir\u00e0 di svelare connessioni e significati finora ignorati. <br \/>E poi c&#8217;\u00e8 la riflessione sui simboli. Il simbolo pu\u00f2 essere letto come una chiave, un lasciapassare con cui accedere ai luoghi pi\u00f9 ignoti della nostra coscienza.\u00a0 Luoghi che, una volta raggiunti, possono condurci a ulteriori, nuove scoperte, aprendoci a continue, spesso inattese intuizioni&#8230;<br \/>Cos\u00ec pu\u00f2 accadere, ad esempio, che studiando un culto praticato dai nostri antenati, si scoprano tracce di rituali sopravvissute nel nostro presente, magari ritrovandole nel testo di una preghiera, nella ripetizione di una cerimonia, o\u00a0 nella presenza di un toponimo rimasto invariato nel tempo, o in un gesto devozionale, o in un proverbio che sembra aver perso il proprio significato&#8230;<br \/>Le consuetudini, i desideri, le paure di uomini vissuti secoli fa, risuonano ancora dentro di noi, se solo proviamo a riconnetterci a loro, se solo proviamo ad ascoltarni senza giudizio.<br \/>Come echi di voci lontane, antichi sogni, passate esperienze, o sconosciute emozioni, possono riemergere dal passato, magari contemplando una semplice croce graffita da un pellegrino sull&#8217;intonaco di un affresco medievale, oppure leggendo il nome di un guerriero etrusco inciso sul fronte di un&#8217;urna cineraria, o anche nell&#8217;architettura di un tempio orientato verso il sole, o persino nel buio di una cripta che ospita le reliquie di un santo.<br \/>Il ponte di collegamento tra il passato e il presente \u00e8 fatto a volte di piccoli indizi, di improvvise intuizioni, di prove fortuite, di tracce in attesa di venire scovate, di simboli e miti che chiedono di tornare a parlare\u2026<\/p>\n<p>di Antonella Bazzoli, 8 maggio 2010<\/p>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Evus. 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