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Home DENTRO LA STORIA San Francesco e Federico II

Da Gesù a Francesco: Pace a questa casa

by Antonella Bazzoli
03/05/2026
in San Francesco e Federico II, ULTIME SCOPERTE
Da Gesù a Francesco: Pace a questa casa
Pax Huic Domui: Il saluto dimenticato di Francesco riaffiora a Perugia
In un’epoca segnata da conflitti, odio e violenza, riemerge dal silenzio dei secoli un messaggio di pace che sembrava perduto. È inciso sulla pietra, in una forma antica e solenne: PAX HUIC DOMUI , ovvero <Pace a questa casa>.
Non è una semplice iscrizione, ma il nucleo del saluto che Gesù rivelò a san Francesco d’Assisi oltre ottocento anni fa. Un saluto che, inaspettatamente, riaffiora oggi a Perugia, tra le pietre di una casa privata, svelando un legame profondo tra l’insegnamento di pace cristiano, trasmesso fino a noi dall’evangelista Luca, e la scelta del fondatore dell’ordine dei Francescani di testimoniare la pace agli uomini, vivendo alla lettera le parole scritte nel Vangelo.

Il mistero della pietra di via Sant’Elisabetta
Più volte, uscendo dalla’Arco di Augusto (porta settentrionale etrusca di Perugia) e scendendo lungo via Corrotta verso la zona dell’acquedotto, il mio sguardo si è posato sull’iscrizione di una pietra di spoglio, inserita bene in vista sulla parete esterna di un edificio privato. Sebbene annerita dal tempo e dallo smog delle auto, l’epigrafe mostra ancora chiaramente l’incipit In nomine Jesu / pax…, ovvero: nel nome di Gesù, pace… Le parole che seguono non sono più leggibili, in particolare le lettere finali dell’iscrizione sono così consunte da rendere il contenuto dell’iscrizione un enigma insoluto.
Fino a qualche mese fa, quando un giorno passando nuovamente davanti alla misteriosa epigrafe mi è arrivata come un flash una felice intuizione: quella frase non va interpretata come un generico augurio di pace cristiano, ma come il più antico e più autentico saluto di pace francescano, trasmesso dal santo ai suoi frati prima di passare ad altra vita.
Dopo il termine pax ho letto huic e a seguire  sono riuscita ad interpretare le tre lettere che formano il termine abbreviato doi” : un’abbreviazione per contrazione del termine do(mu)i , dativo di domus, ovvero casa, come si usava scrivere nei secoli del basso medioevo. L’intera frase si è così rivelata nel suo significato più profondo: In nomine Jesu / Pax Huic Domui.

Dalle Crociate alla Regola: un disegno di pace universale
Questo saluto non nasce dal nulla, ma è esattamente quello che troviamo scritto nel Vangelo di Luca: “In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa” (10, 5). Francesco fece sue le parole dell’evangelista, elevandole a pilastro della sua missione evangelica.
Questo saluto che Gesù aveva rivolto ai discepoli, si ritrova infatti identico nel capitolo XIV della Regola “non bullata”[1]  , il documento che Francesco scrisse per ottenere l’approvazione papale tra il 1220n e il 1221, ovvero subito dopo il suo ritorno dal regno latino di Gerusalemme.
Il contesto storico in cui Francesco maturò questa scelta è quello dell’anno 1219, mentre nelle terre d’Oltremare si svolgeva la cruenta V Crociata, delle cui battaglie sanguinose il frate di Assisi fu testimone suo malgrado. mentre era in Egitto, a Damietta, Francesco riuscì ad incontrare il sultano Al-Kamil attraversando il campo nemico e pronto a rischiare la morte pur di portare a termine la sua missione. Il sovrano “illuminato” di fede islamica accolse l’umile frate cristiano con rispetto ed amicizia per molti giorni, come testimoniano tutte le fonti coeve. Quell’esperienza tra i Saraceni coinvolse profondamente Francesco e di conseguenza influenzò la stesura della Regola non bullata del 1221, una Regola che invitava i frati a testimoniare la parola di Gesù nel mondo, anche a genti di fede diversa (i cosiddetti INFEDELI) , testimoniando con le parole del vangelo la pace, ovunque essi andassero e in qualunque casa essi entrassero.
Francesco dovette assistere impotente al comportamento bellicoso e intransigente del cardinale Pelagio, il legato pontificio in Terra Santa che in quegli anni guidava l’assedio di Damietta in vista della riconquista di Gerusalemme. Pelagio rifiutò le trattative di pace, le generose concessioni e persino l’ offerta di una tregua trentennale che il Sultano propose. 
Francesco lasciò infine la Terra Santa, certamente deluso e disgustato dal proseguire di tanta inaudita violenza. Eppure l’umile frate non abbandonò la missione di Pace e nella Regola inserì il saluto di Gesù che da allora divenne il saluto francescano, un augurio di pace universale, ribadito non solo nella Regola ma anche nel Testamento spirituale lasciato ai frati in punto di morte, un documento dettato da Francesco morente che oggi appare quasi un atto di resistenza spirituale alla violenza del mondo. Nel documento originale del testamento giunto fino a noi, Francesco dice testualmente: «Dio mi rivelò che dicessi questo saluto: che Dio ti dia pace» .
 
Sulle tracce della chiesa perduta di Sant’Elisabetta
Ma da dove proviene la pietra perugina che reca il saluto primitivo di pace? La mia ipotesi è che appartenga alla scomparsa chiesa medievale di Sant’Elisabetta, un edificio francescano che un tempo sorgeva nelle immediate vicinanze, nei pressi dell’antico acquedotto medievale. Oggi, al suo posto, sorgono le facoltà di Matematica e Chimica, e della chiesa medievale non resta traccia.
Non è certo per casi che pubblico i risultati di questa mia ricerca oggi, 17 novembre, festa di Sant’Elisabetta d’Ungheria. Contemporanea di Francesco, Elisabetta scelse come lui la povertà assoluta, rinunciando alla sua corona e a tutti gli averi, per dedicarsi interamente agli ultimi da umile penitente. La pietra perugina credo possa provenire dalla perduta chiesa francescana della venerata regina Elisabetta d’Ungheria, la cui storia si intreccia strettramente con quella di Perugia, poiché in questa città la santa fu canonizzata nell’anno 1235, nella chiesa di San Domenico, alla presenza di papa Gregorio IX. 
 
Il riscontro a Subiaco: un ritratto “dal vivo”?
Un’ulteriore prova a conferma che il saluto Pax huic domui fosse il vessillo identificativo di Francesco si trova a molti chilometri da Pwerugia ed Assisi, nel monastero benedettino di Subiaco. Qui, nella cappella di San Gregorio è conservato un celebre affresco che ritrae il Santo senza aureola e senza stimmate.
La compianta studiosa Chiara Frugoni datò l’opera pittorica che ritrae il santo al biennio 1228/1229, sulla base di elementi che suggeriscono come il ritratto possa risalire a quando Francesco era ancora in vita.
Ciò che vorrei porre all’attenzione del lettore è il cartiglio che nell’affresco di Subiaco il santo stringe nella mano destra, poichè vi si legge chiaramente il saluto di pace: Pax huic domui. Prima dei restauri, in fondo all’iscrizione, appariva una sigla, L C X V, da interpretare verosimilmente come il riferimento biblico al brano del vangelo di Luca 10,5.
Questo affresco conferma dunque in modo inequivocabile che il saluto inciso sulla pietra perugina è il medesimo che Francesco insegnò e trasmise ai suoi frati, un saluto di pace che riprende alla lettera quello  che Gesù tramandò ai suoi discepoli.
 
Un patrimonio da salvare
Mi auguro che con quest’articolo l’ iscrizione da me interpretata in senso francescano possa essere al più presto ripulita e restaurata , per essere poi valorizzata. Essa rappresenta infatti una rarissima e preziosissima testimonianza del saluto francescano di Pace primitivo, senza dubbio il più antico e il più autentico, a quanto pare in seguito dimenticato e sostituito dal celebre “Pax et Bonum” ancora in uso tra i Francescani. 

di Antonella Bazzoli

17 novembre 2025, Festa di Sant’Elisabetta 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


[1] La regola non “bullata”  è quella che il pontefice non volle approvare. Per l’approvazione della nuova regola riveduta e corretta occorrerà attendere il 1223.

[2] Cfr. C. Frugoni, L’invenzione delle stimmate, 1993, Torino, Einaudi, pp. 269-274

  1. Il ritratto si trova insieme ad altri affreschi nella cappella che sappiamo essere stata consacrata prima del 1227 dal vescovo di Ostia Ugolino, colui che da lì a poco sarebbe salito al soglio pontificio col nome di Gregorio IX.  ↩︎
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Antonella Bazzoli

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