
San Domenico da Foligno, da non confondere con l’omonimo fondatore dell’ordine dei domenicani, è conosciuto anche come “il santo dei serpari”.
All’inizio di maggio, nel comune abruzzese di Cocullo, il simulacro del santo patrono, di origini umbre, viene portato in processione ricoperto da serpenti.
Il rito dei serpari è un evento religioso di estremo interesse storico, folklorico e antropologico.
Per l’occasione il piccolo centro montano della Marsica attira una moltitudine di fedeli, pellegrini, fotografi e studiosi di tradizioni folkloriche.
Venerato in vari centri dell’ Abruzzo e del Lazio, san Domenico sembra essere stato dimenticato dagli Umbri, ovvero dagli abitanti della regione da cui proviene, fatta eccezione per Capodacqua, un piccolo centro montano situato a pochi chilometri da Foligno, dove il santo venerato a Cocullo nacque nell’anno 951.
Dalla sua leggenda agiografica sappiamo che il santo trascorse la propria infanzia nel monastero di San Silvestro, presso Foligno, e che presto lasciò la comunità benedettina preferendo la vita eremitica a quella cenobitica. Partito da Foligno, attraverso i sentieri montani dell’Appennino, raggiunse i monti del Lazio, del Molise e dell’Abruzzo, dove fondò vari monasteri e operò molti miracoli.
Fin dal medioevo la figura di san Domenico fu invocata come santo taumaturgo contro i morsi dei cani idrofobi e dei serpenti velenosi, oltre cha come patrono a protezione dei raccolti. A lui infatti i contadini e i pastori si rivolgevano per scongiurare alluvioni e tempeste, e anche per guarire dalla malaria e dal mal di denti!
Il culto per questo santo vissuto a cavallo tra X e XI secolo, rivive ancora oggi a Cocullo il primo giorno di maggio: protagonisti della festa sono i serpenti, che vengono catturati nei giorni precedenti dagli abitanti del paese, per essere benedetti e portati in processione durante il tradizionale e insolito corteo.
Dopo il passaggio del simulacro lungo le vie del paese, i rettili vengono riportati sani e salvi presso le stesse tane da cui sono stati prelevati, a dimostrazione del rispetto che i serpari di Cocullo hanno per i loro amici striscianti.

Interessante è scoprire che la festa di san Domenico ha antichissime origini, verosimilmente rintracciabili nella cultura dei guerrieri Marsi, popolo italico divenuto famoso in epoca romana per l’ abilità nell’ incantare i serpenti e nell’estrarne i veleni a scopo terapeutico.
Considerati maghi e guaritori, i Marsi erano famosi anche come imbattibili guerrieri e per questo venivano ingaggiati come gladiatori dai Romani.
Antenati degli odierni serpari di Cocullo, i Marsi vivevano in villaggi situati lungo le sponde del lago Fucino (oggi prosciugato), laddove un tempo sorgevano un santuario federale e l’importante città di origine italica corrispondente all’attuale Luco dei Marsi, divenuta poi municipio romano col nome di Anxa Angitia.
Toponimi che richiamano evidentemente quel bosco sacro (lucus) un tempo intitolato ad Angizia, dea madre di probabile origine frigia il cui culto italico era strettamente legato all’arte fitoterapeutica e alla preparazione di antidoti e veleni.
Il bosco sacro dedicato a questa antica divinità viene menzionato anche da Virgilio nel libro settimo dell’Eneide: ” … te nemus Angitiae, vitrea te Fucinus unda, te liquidi flevere lacus…”
di Antonella Bazzoli
15 aprile 2008 (aggiornato 29 aprile 2019)







































