Osservando il monumento in pietra bianca che si trova sulla parete est della chiesa inferiore di Assisi, colpisce al suo interno una figura maschile rappresenta un sovrano medievale seduto a gambe accavallate e sorretto da un leone ruggente.
Sono passati ormai diversi anni da quando quell’insolito dettaglio della gamba sinistra accavallata sulla destra destò la mia attenzione. La curiosità mi spinse ad iniziare una ricerca storica ed iconografica che si rivelò ben presto complessa ma estremamente interessante: trovai sorprendenti confronti e analizzando i documenti che descrivevano il monumento, mi resi conto che non si trattava del sepolcro di Giovanni di Brienne (come invece alcuni ancora sostengono) ma che si trattava invece di una tomba regale la cui memoria è stata dimenticata attraverso i secoli, e le cui vicende costruttive e conservative si legherebbero niente meno che alla figura di Federico II Hohenstaufen e alla sua seconda moglie: la regina di Gerusalemme Isabella II di Brienne, sposata dall’imperatore nel 1225 e morta a soli sedici anni dopo aver dato alla luce Corrado IV nel 1228.
I risultati scientifici della mia indagine che mi ha portata ad identificare la scultura del sovrano a gambe accavallate con Federico II, sono stati presentati per la prima volta ad Assisi il 3 novembre 2018, in occasione della giornata di studi dal titolo “Francesco, Federico II e Frate Elia. Spiritualità, cultura e alchimia“, organizzato da EVUS – Eventi per la Valorizzazione dell’Umbria Storica con il patrocinio del Comune di Assisi.
L’ ipotesi è che nella chiesa-tomba di San Francesco vi sia un ritratto dell’imperatore a figura intera, rappresentato nelle vesti di un novus David (il Re di Gerusalemme scelto e “unto” da Dio per guidare le nazioni della terra), scultura che sarebbe stata commissionata dallo Svevo per essere collocata davanti alla tomba di san Francesco, dopo aver riconquistato la Città Santa nel 1229 e dopo aver siglato la pace col papa Gregorio IX nel 1230.
Il ritratto imperiale, inserito all’interno del sepolcro costruito in memoria di Isabella di Brienne, doveva trovarsi in origine a pochi metri dalla tomba di san Francesco, dove si trova oggi la cappella di san Stanislao. La tomba di Isabella di Brienne ed il ritratto dell’imperatore furono successivamente smontati e spostati, dopo il 1253, ovvero dopo la morte dell’imperatore svevo e di frate Elia suo amico e consigliere. Gli elementi del monumento funebre sarebbero stati poi in seguito forzatamente ricomposti a formare un nuovo mausoleo, e il risultato di tale ricomposizione è ciò che oggi vediamo in fondo alla navata.
Nel XVI secolo il sepolcro monumentale veniva ritenuto la tomba della cosiddetta ” regina di Cipro”, una sovrana leggendaria che – riferisce fra Ludovico da Pietralunga – proveniva dal Regno di Gerusalemme e sarebbe stata la generosa donatrice di un enorme somma di denari in oro ed argento, usati per completare i lavori architettonici della chiesa superiore.
A partire dal XIX secolo il grande monumento funebre in pietra bianca cominciò invece ad essere attribuito ad altri membri della dinastia dei Brienne. Per alcuni si tratterebbe della tomba del cavaliere crociato Giovanni di Brienne, che guidò la fallimentare V crociata col titolo di re di Gerusalemme. Titolo che nel 1225 passò all’imperatore Federico II il quale sposò la figlia di Giovanni, la giovanissima regina francosiriana Isabella II . Secondo altri il sepolcro sarebbe appartenuto invece a un altro discendente del casato di Giovanni di Brienne, chi dice a sua figlia Maria di Brienne, chi al nipote Philippe de Courtenay. C’è persino chi sostiene che si tratterebbe di un sepolcro commissionato da Gualtieri IV di Brienne, duca di Atene.
Tante ipotesi, e nessuna certezza. La verità è che il monumento funebre di Assisi resta ancora oggi avvolto nel mistero, a partire dalla sua collocazione. E’ stato infatti dimostrato che la tomba gotica non si trovava in origine dove oggi la vediamo e gli elementi scultorei al suo interno furono smontati, spostati, e inseriti maldestramente nella struttura a baldacchino addossata alla parete orientale della chiesa inferiore.
Forse essi provengono da una tomba preesistente, o forse addirittura da due distinti sepolcri, come sosteneva il critico d’arte Pietro Scarpellini nel 1982, definendo l’ imponente monumento gotico un vero e proprio “rebus (…) uno dei complessi artistici più misteriosi dell’intera basilica (…) davvero eccezionale, diverso da tutti gli altri, quasi un unicum in tutta l’arte gotica “.
Scarpellini non escludeva la possibilità che la tomba originale fosse appartenuta alla regina Isabella di Brienne. La presenza di un sepolcro a lei intitolato nella chiesa inferiore di San Francesco è confermata da vari indizi, tra cui alcune fonti documentarie cinquecentesche.
Ripercorrendo la complessa e intricata vicenda critica del misterioso monumento sepolcrale, emergono tuttavia molti dubbi e contraddizioni che rendono la questione attributiva un “giallo” ancora da chiarire. Gli spostamenti, le ricomposizioni e le manomissioni subite dal monumento, potrebbero essere iniziate nel 1253, subito dopo la morte di frate Elia e per volere di papa Innocenzo IV, il pontefice che confermò da Lione la scomunica dell’imperatore svevo e lo depose dal trono.

Tra le tante domande che possono sorgere vi è la seguente: come è possibile che un sepolcro voluto da Federico II sia stato collocato vicino alla tomba del santo di Assisi ? Lui, l’imperatore che molti uomini di Chiesa identificavano con l’Anticristo, scomunicato da Gregorio IX due volte, prima nel 1227 e poi nel 1239, infine deposto dal suo più acerrimo nemico Innocenzo IV. E inoltre: quale può essere il legame tra l’imperatore e san Francesco? perché un suo ritratto si troverebbe nella chiesa inferiore, la chiesa tomba fortemente voluto da Gregorio IX e sapientemente edificata in meno di due anni da Frate Elia architetto?
Per rispondere a queste domande occorre a mio avviso tornare indietro nel tempo, al 1217, anno in cui fu indetta la V crociata.
Elia, uomo di scienza, abile diplomatico e fidato compagno di Francesco, fu inviato nel regno latino di Gerusalemme proprio nel 1217 con il titolo di “ministro di Siria e d’Oltremare”. Due anni dopo, nel 1219, Francesco lo raggiunse, salendo a bordo di una nave di crociati bolognesi alla volta di San Giovanni d’Acri, che era allora la capitale del regno latino gerosolimitano. Dalla Siria i frati si spostarono a Damietta, città assediata dai Franchi in cui risiedeva il sultano d’Egitto Al -Kamil, il nipote del Saladino. Sembra incredibile ma, nonostante la guerra, Francesco riuscì ad attraversare il campo nemico e, anziché essere fatto prigioniero o venire ucciso, riuscì ad essere ascoltato dal Sultano venendo ospitato alla sua corte e rimanendovi per molti giorni, come attestano vari cronisti dell’epoca.
Il viaggio intrapreso da Francesco in Terra Santa fu evidentemente una “missione di pace”. Ma oggi sappiamo che le varie proposte di pace offerte da Al -Kamil al cardinale Pelagio (all’epoca legato pontificio in Terra Santa) non ricevettero risposta.
Pelagio non volle accettare le proposte diplomatiche fatte dal Sultano, nonostante l’offerta contemplasse la restituzione di Gerusalemme e una tregua di trenta anni, oltre ad altre proposte altamente vantaggiose per i Franchi e per la Chiesa. La prosecuzione della guerra avrebbe comportato in seguito nefaste conseguenze per l’esercito cristiano, che finì per perdere non solo Damietta ma anche molti territori del regno latino.
Quando Francesco lasciò la Terra Santa nella primavera del 1220, dovette sentirsi amareggiato per non essere riuscito a riportare la pace nel regno di Gerusalemme. Eppure, grazie a quel suo viaggio in Oriente, Francesco, Elia, e gli altri frati che erano con loro, aprirono la strada a futuri dialoghi tra sovrani di fedi diverse, e resero possibili le trattative diplomatiche di pace tra Federico II e il Sultano d’Egitto.
Il viaggio di Francesco in Oriente fu secondo me il presupposto di quanto avvenne negli anni successivi. Nell’agosto del 1225 l’imperatore Federico II Hohenstaufen inviò una flotta imperiale in Siria con il compito di scortare fino a Brindisi la sua promessa sposa Isabella di Brienne, regina di Gerusalemme. Ella aveva ereditato da sua madre Maria di Monferrato la prestigiosa corona del regno latino di Gerusalemme e grazie a quelle nozze caldeggiate dal papa e dagli ordini cavallereschi, l’imperatore ottenne il titolo di reggente di Gerusalemme che gli avrebbe permesso di riconquistare la Città Santa .
L’unione tra Federico e Isabella fu appoggiata anche dal Re di Francia , oltre che dal pontefice Onorio III il quale in tal modo sperava di riprendere più facilmente e velocemente il Santo Sepolcro, ancora in mano ai Saraceni dal 1187, e di riottenere gli altri luoghi della cristianità perduti dopo l’esito fallimentare della precedente crociata.
In cambio della corona gerosolimitana Federico II s’impegnò con il pontefice a partire alla crociata entro due anni dalla firma del contratto, ovvero entro il mese di agosto del 1227. Tutto era pronto ma la promessa dell’imperatore non potè essere mantenuta a causa di una terribile epidemia che colpì l’esercito crociato nel porto di Brindisi, facendo perire migliaia di soldati e pellegrini. Lo stesso imperatore rimase contagiato e dovette rimandare la partenza. Sappiamo che il sovrano andò a curarsi alle terme di Pozzuoli, e sappiamo anche che cercò invano di giustificare la mancata partenza con il pontefice, il quale non volle sentir scuse e per tutta risposta scomunicò l’imperatore con l’accusa di “non aver rispettato l’accordo e di non essere partito alla crociata”.
In quella stessa estate del 1227 Isabella rimase incinta. Nove mesi dopo, nell’aprile del 1228 , l’imperatrice diede alla luce Corrado IV Hohenstaufen, futuro re di Gerusalemme. Rimasto orfano di madre solo pochi giorni dopo il parto, il piccolo Corrado fu l’erede che Federico II amò più di ogni altro.
Per rispettare il voto di crociato e per ottenere la revoca della scomunica papale, Federico II si preparò a lasciare il Regno di Sicilia e dopo aver sepolto Isabella ad Andria ed aver lasciato un testamento, già nel mese di giugno del 1228 Federico salpoò con la sua flotta dirigendosi prima a Cipro e poi in Siria, con l’obiettivo di portare a termine le trattative di pace già avviate con il Sultano e riconquistare Gerusalemme.
L’imperatore e il sultano Al-Kamil (lo stesso che nove anni prima aveva ospitato Francesco d’Assisi) erano considerati sovrani “illuminati”, entrambi interessati a mantenere la pace e la giustizia. Tra i due nacque una profonda e duratura amicizia che sarebbe durata fino al 1237, anno di morte del Sultano.
Nel febbraio del 1229 fu siglato lo storico accordo di pace che prevedeva una tregua di dieci anni tra gli eserciti dei Franchi e dei Saraceni. Il Sultano accettò di restituire ai Cristiani il Santo Sepolcro e la città di Gerusalemme, oltre a Nazareth, Bethlemme e ad altri territori del regno latino, che erano andati perduti a causa dell’intransigenza e della belligeranza di Pelagio. L’accordo di pace fu raggiunto solo con le armi della diplomazia, della cordialità e dell’ amicizia. Federico II fu l’unico sovrano cristiano occidentale che riuscì a vincere una Crociata e a riprendere Gerusalemme senza dover far ricorso a guerre e a distruzioni.
A mio avviso l’accordo di pace fu possibile grazie alla precedente missione di pace che Francesco e frate Elia avevano avviato con il Sultano e i suoi sacerdoti circa dieci anni prima. I due frati di Assisi, tra il 1217 e il 1220, ebbero il grande merito di aprire la strada al successivo accordo di pace che sarebbe stato siglato da Federico II e Al-Kamil nel 1229.
La mia ipotesi che vi sia un ritratto di Federico II nella chiesa inferiore di San Francesco è stata nuovamente presentata a Cortona, insieme al professore Attilio Bartoli Langeli, il 29 giugno 2019, nel corso di un convegno organizzato dal Centro Studi Frate Elia da Cortona (dal titolo “Il generalato di Frate Elia da Cortona. Le premesse 1221-1232“),
Durante gli ultimi cinque anni ho continuato la mia indagine, trovando ulteriori conferme a sostegno della mia ipotesi. I risultati di questo mio ultimo sforzo sono al momento ancora in fase di redazione, e mi auguro di riuscire a presentarli e pubblicarli al più presto.

Antonella Bazzoli, 28 agosto 2022






































